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“Effetto nuovi media”: immagine del corpo nella fotografia digitale

2022-05-12 11:49

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selfie , foto , comunicazione digitale , dismorfia da Snapchat ,

“Effetto nuovi media”: immagine del corpo nella fotografia digitale

Nella società odierna, la possibilità di utilizzare facilmente i media per comunicare, aumenta la produzione di messaggi che ciascun individuo produce

Nella società odierna, la possibilità di utilizzare facilmente i media per comunicare, aumenta la produzione di messaggi che ciascun individuo produce su di sé. Questo comportamento fa parte di un processo che viene definito “vetrinizzazione sociale” ed è importante capire quanto esso sia diventato onnipresente e pervasivo tanto da incidere sui comportamenti che le persone adottano con sempre maggior frequenza.

 

Un tassello fondamentale nella cornice dell’auto-comunicazione dell’era digitale lo occupa la fotografia di sé stessi, comunemente definita selfie. Le radici di tale genere visuale sono collocate all’interno della storia delle pratiche fotografiche come quella dell’autoscatto, che ha visto evolversi il rapporto tra l’autore e lo strumento fotografico mediante l‘evoluzione della tecnologia, la quale ci ha permesso di inquadrarci e fotografarci con facilità.

 

Tutto ciò asseconda la necessità che abbiamo oggi di costruire e gestire la nostra identità: metterci in scena e mostrarci alla nostra comunità mediatica. Il selfie diventa uno strumento per certificare la nostra esistenza all’interno del web, anche se si tratta di una illusione. Questo determina come conseguenza una situazione che rende difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Il selfie però, non vuole essere la causa di un comportamento narcisistico, semplicemente rappresenta un tentativo di auto comunicare agli altri una identità che spesso si rivela debole e incerta, in una società sempre più individualistica e in cui gli odierni strumenti di comunicazione ne facilitano la pratica.

 

Come ben sappiamo, le piattaforme di social media sono basate sulla visualizzazione e uno dei contenuti popolari più utilizzati sono i filtri di bellezza, strumenti di fotoritocco che consentono agli utenti di migliorare le caratteristiche del proprio volto. A causa di ciò, molte giovani donne sono alla ricerca di chirurghi plastici per alterare il loro aspetto e somigliare alle loro foto filtrate: questa tendenza prende il nome di “dismorfia da Snapchat”. Gran parte degli studiosi che si occupano di giovani hanno riformulato negli ultimi anni i loro interessi di ricerca nei termini del rapporto delle nuove generazioni con le tecnologie digitali, testimoniando l’importanza che queste rivestono per i percorsi di crescita e di formazione. È importante dunque porre lo sguardo su questi fenomeni che incidono sui comportamenti per valutare quanto essi possano essere nocivi nei confronti della concezione che ognuno ha di sé e del proprio corpo. Secondo gli studi più recenti si tratta di una vera e propria patologia, che porta una costante preoccupazione nei confronti del proprio corpo, ritenuto imperfetto.

 

La dismorfia da Snapchat può essere definita come il desiderio di una persona di apparire identica alla propria foto filtrata. Essa è stata "identificata” per la prima volta nel 2018 da un medico estetico londinese che aveva notato che i pazienti una volta avevano chiesto di assomigliare a certe celebrità portando come riferimento dei selfie filtrati. Inoltre, uno studio condotto in Australia ha determinato che molti giovani, dall’età compresa tra i 16 e i 18 anni, desideravano sottoporsi a procedure cosmetiche per apparire come i loro selfie filtrati. Questo succede perché i filtri di applicazioni come Instagram o Snapchat ci propongono una versione “perfetta” di noi stessi del tutto lontana dalla realtà. Questo tipo di ritocchi, che prima venivano utilizzati sulle celebrità o sulle riviste, sono adesso alla portata di tutti, spingendo alcune persone a voler raggiungere degli ideali, non solo mediante la propria immagine social, ma anche nella realtà. Secondo alcune ricerche, coloro che usano di più i social media mostrano un maggiore desiderio di chirurgia estetica rispetto a quelli che li usano meno, confermando che essi incrementano l’insoddisfazione del proprio corpo e l’abbassamento dei livelli di autostima. I giovani sono arrivati a sentirsi al centro di un’attenzione negativa da parte degli altri, che in realtà non esiste, attuando comportamenti di autoisolamento.

 

La maggior parte delle persone che si sottopongono a procedure cosmetiche sono donne, questo perché sono vittime di una costante pressione ad essere all'altezza degli standard di bellezza talvolta dannosi per la società. È importante considerare che questo è un tipo di comportamento attuato maggiormente da individui che non riescono a rispondere consapevolmente a questo tipo di conformismo, ma è anche vero che è questo scenario ad indebolire sempre di più le persone, le quali si ritrovano a essere costantemente spinti dalla necessità di sorvegliarsi.

 

 Uomini e donne tra i 16 e i 25 anni, trascorrono fino a 5 ore alla settimana a scattare selfie e a caricarli sui propri profili personali: questi risultati hanno implicazioni cliniche sulla salute mentale e suscitano notevoli preoccupazioni. Secondo uno studio sperimentale sugli effetti psicologici di tale pratica,la pubblicazione di selfie sui social media ha pesanti effetti negativi sull’immagine di sé, di donne e uomini, rendendoli più vulnerabili agli sbalzi d’umore e ai disturbi d’ansia. Il comportamento di controllo del corpo, come pesarsi spesso, controllare ossessivamente la propria immagine allo specchio, sono solo alcuni dei fattori che si riscontrano come indice di insoddisfazione. Nello studio è emerso che dopo aver pubblicato i loro selfie sui social media, il 60% degli uomini e il 65% delle donne hanno mostrato un aumento dell’ansia, in alcuni casi fino a sfociare in attacchi di panico. Altro fattore da non dimenticare, è l’insorgere di disturbi alimentari: l’autostima è la vittima principale quando si comincia a confrontarsi con le persone. L’idea di dover essere adatti a questa “vetrina digitale” e l’idea di dover acchiappare più like possibili per avere il consenso sociale e l’approvazione dal mondo esterno ci porta a desiderarci diversi e a modificarci.

 

Oramai diventa sempre più difficile riconoscersi, diventa sempre più difficile ricordarsi come siamo fatti realmente e i nuovi strumenti di comunicazione, non ci aiutano a fare il contrario.

 

Questo fenomeno è preoccupante in quanto è la conseguenza di una percezione della bellezza che sta cambiando portandoci ad avere come riferimento degli standard del tutto irrealistici.

 

Un consiglio: restiamo connessi, soprattutto con noi stessi.

 

 

 

 

Articolo a cura di UTENSILIA APS, con la collaborazione di Antonella Chiaromonte 

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